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Breda-SAFAT
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top
Le mitragliatrici mwbqBreda - Mod. SAFAT mwbgcal. mwbw7,7cite-ref-0-1-0[1]cite-ref-1-2-0[2] e mweaBreda - Mod. SAFAT cal. 12,7cite-ref-0-1-1[1]cite-ref-1-2-1[2] furono le armi maggiormente utilizzate dagli aerei della mwgqRegia Aeronautica dai primi anni '30 fino alla fine della mwggseconda guerra mondiale, camerate per le munizioni d'ordinanza in uso all'epoca dalla Regia Aeronautica: mwgw7,7x56 R e mwha12,7x81 SR.
Contents
• Storia
• Sviluppo
• Tecnica
• Note
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Storia
Sviluppo
Verso la fine degli anni venti la Regia Aeronautica imbandì un concorso per l'adozione di una nuova mitragliatrice leggera di costruzione nazionale per rimpiazzare le ormai superate Vickers modificate all'ora in servizio. Al concorso parteciparono la SAFAT (sezione armiera della mwjgFIAT) e la mwjwBreda. L'arma SAFAT, progettata da Giuseppe Mascaruccicite-ref-2-3-0[3]cite-ref-4[4]cite-ref-3-5-0[5], risultò vincitrice, venendo adottata col nome di mwnaFIAT mod.1928 Avio cal. 7,7.cite-ref-3-5-1[5]cite-ref-6[6]cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]cite-ref-4-9-0[9]
Negli stessi anni (nel 1930) la FIAT però perse il concorso per la mitragliatrice leggera per fanteria indetto dal mwsgRegio Esercito. Ne conseguì l'uscita della FIAT dal settore delle armi da fuoco, con chiusura della SAFAT e cessione dei suoi brevetti alla Breda.cite-ref-10[10]cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]
Il nome passò così da mwyqMitragliatrice FIAT mod.1928 Avio cal. 7,7 a mwygMitragliatrice Breda - Mod. SAFAT cal. 7,7.cite-ref-0-1-2[1]cite-ref-1-2-2[2] Durante la produzione dell'arma vennero apportate varie modifiche e migliorie, creando quattro sottovarianti della versione in calibro 7,7 mm.cite-ref-14[14]
Impiego operativo
Le Breda-SAFAT armarono quasi tutti i caccia ed i bombardieri italiani di quel periodo. I mwggcaccia mwgwFiat C.R.42, mwhaFiat G.50, mwhqMacchi M.C.200, mwhgMacchi M.C.202 e mwhwReggiane Re.2000 erano armati con due mitragliatrici Breda 12,7 mm e, negli esemplari più tardi, due Breda 7,7 mm alari. Questo armamento si dimostrò inadeguato nei primi anni di guerra e si ricorse quindi all'adozione del cannone tedesco mwiaMauser mwiqMG 151/20 da 20 mm, installato sino a ben 3 pezzi sui nuovi caccia mwigMacchi M.C.205, mwiwFiat G.55 e mwjaReggiane Re.2005, oltre alle due solite 12,7 mm sparanti attraverso il disco dell'elica.
Nel dopoguerra, le Breda-SAFAT da 7,7 mm, in versione campale, rimasero in dotazione alla VAM dell'mwjgAeronautica Militare fino agli anni ottanta.
Tecnica
Il funzionamento è a mwlqrinculo, con corto rinculo di canna, e sblocco dell'otturatore tramite il meccanismo a leva di Mascaruccicite-ref-2-3-1[3]. Il ciclo di sparo è ad mwmgotturatore chiuso. Il raffreddamento è ad aria, attraverso il copricanna forato. L'alimentazione, a nastro negli impianti aeronautici o con mwmwcaricatori a cassetta da 150 colpi nella versione campale, era reversibile, da destra o da sinistra.
Sui mwnqcaccia la mitragliatrice veniva spesso utilizzata in installazione binata, fissa "in caccia" sulla capottatura motore, facente fuoco attraverso il disco dell'elica. In tale installazione la cadenza di tiro scendeva a 575 colpi/minuto. Sui mwngbombardieri e sugli aerei da trasporto le Breda-SAFAT costituivano l'armamento difensivo standard, installate su torretta singola girevole di Tipo A2 come sul mwnwCANT Z.501cite-ref-16[16], su torrette binate Tipo D e Tipo E manuali e Tipo Z2 binate comandate a distanza, la Tipo G1 ventrale retraibile e su molte altre.
Per l'impiego campale, per entrambe le versioni esistevano sia mwpqaffusti a candeliere per il tiro mwpgcontraereo, sia treppiedi per l'uso come arma d'appoggio per la mwpwfanteria.
Fu installata come arma contraerea anche su alcuni mwqqMAS.
Caratteristica della versione da 7,7 mm è la possibilità di impiegare anche la similare munizione mwqw.303 British di produzione britannica. Invece i colpi esplosivi/incendiari/traccianti (HEIT) erano di produzione nazionale, caricati con 0,8 grammi di mwraPentrite ed erano considerati molto efficienti. La normale sequenza all'interno dei nastri era la seguente: 2 × palla, 1 × tracciante, 1 × perforante, 1 × esplosiva.
Comunque la bassa cadenza di tiro e la scarsa velocità iniziale la rendevano inefficace alle lunghe distanze, mentre i limiti intrinseci del calibro 12,7 mm × 81 mm si dimostrarono pienamente durante i primi due anni di guerra, tanto da portare alla aggiunta della mitragliera tedesca mwrgMg 151/20 da 20 mm sugli aerei di nuova progettazione.
Prestazioni
La velocità iniziale della cartuccia da 12,7 della mwtg12,7 mm × 81 mm SR Breda risulta inferiore rispetto alla pari calibro mwtw.50 BMG poiché le munizioni erano da 12,7 × 81 mm invece che 12,7 × 99 o 12,7 × 108 mm. L'energia allo sparo della Breda infatti è di soli 10.000 joule rispetto ai 16,000-17,000 joule di altre cartucce. Quindi, pur essendo le Breda-SAFAT armi affidabili, avevano il peggior rapporto peso-potenza di tutte le mitragliatrici coeve montate sui velivoli della seconda guerra mondiale. In confronto, la giapponese mwuaHo-103 usava la stessa munizione 12,7 × 81 mm prodotta su licenza, ma era 6-7 kg più leggera ed aveva un mwuqrateo di fuoco di 800-900 colpi al minuto, almeno del 20% superiore. Neanche Alfredo Scotti della mwuwIsotta Fraschini, che cercò di alleggerire e migliorare le prestazioni della Breda con il suo modello mwvaScotti/Isotta Fraschini, riuscì ad eguagliare la mwvqcadenza di tiro o l'affidabilità. Nonostante i proiettili da 12,7 mm avessero bassa capacità distruttiva con soli 0,8 grammi di esplosivo e nonostante la disponibilità di munizioni di più grosso calibro ad alto esplosivo, i piloti italiani apprezzavano le capacità di questa cartuccia nella versione perforante incendiaria. Quasi tutti i paesi avevano adottato la cartuccia esplosiva in calibro 12,7-13,2 mm, ma erano giunti alla conclusione che questa munizione era troppo debole ed inefficace contro le blindature per giustificare il suo costo, cosicché si orientarono verso le armi in un calibro di 20 mm o più grandi.
Note
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cite-note-1212. ↑ mwaq8mwaraCappellano, Filippo (2015). "L'artiglieria controaerei italiana sino al 1943", p. 72.
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cite-note-1515. ↑ mwar4mwar8Pignato, Nicola; Cappellano, Filippo (2008). Le armi della fanteria italiana (1919-1945), p. 110-112.
cite-note-1616. ↑ mwasmISEC - Breda Titolo generato automaticamente .
Bibliografia
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